Passione per le Euphorbie - by tyziana

DSCN8897Dopo la visita  della scorsa settimana  nel giardino di Maurizio,  si è rafforzata in me la passione per le Euphorbie.
In questo periodo dell’anno le colline in Sardegna sono  letteralmente ricoperte di cuscini enormi  della varietà spontanea Euphorbia dendroides  in fiore.
L’effetto è   davvero incredibile, come potete vedere dalle suggestive foto trovate  in internet e fra i miei archivi
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Il genere delle Euphorbiaceae comprende diverse varietà, una parte delle quali sono succulente o cactacee, e sono principalmente piante tropicali o comunque da climi caldi.
In giardino ne ho alcune varietà.  Qualcuna  è presente ormai da qualche anno, si tratta dell’Euphorbia characias wulfenii, che mi fu regalata da un’amica di forum,  piccolo rametto stentato  che adesso è  diventato un gigante!
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In occasione della manifestazione di Monte Claro, I Valori del Verde, avevo poi  acquistato da Didier Berruyer  una piccola Euphorbia martinii, che ho deciso di  abbinare ad un Carex tenuiculmis acquistato da  Mario Mariani, che riporta il rosso dello stelo dell’euphorbia, che adesso è in fiore  e l’accostamento sembra così azzeccato!
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Su ebay, invece, in autunno, avevo acquistato una piccola piccolissima Euphorbia Efantia, che ha un favoloso colore porpora, abbinata ad un Carex Frosted Curls,  e che fra poco fiorirà. Aggiornerò nei prossimi giorni  il post con una foto della sua fioritura. Nel frattempo, ho preso a Milis,  al Peccato Vegetale, un’altra piantina piccola da abbinare ad una Salvia nemorosa Blue Queeen 
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Magari ne  riparliamo in un prossimo post!  Winking smile
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Spettacolo in giardino - by tyziana


Felice   primavera  a tutti!

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Un arcobaleno tutto per L'Aquila - by Delia


Dai, il tempo corre, corre.... mannaggia, ho perso un po' la mano coi ferri e l'uncinetto.....mamma, mi daresti una mano?.....ok certo, posso preparare i fiori.....io allora farò le pezze, piccole, medie, e una grande senza grigi o neri, solo tante strisce di vari colori, proprio come un arcobaleno.
No, il tempo sta passando in fretta, oggi è il 22 marzo, lavora, lavora..... rifinisco le pezze, attacco i fiori, preparo le etichette, il pacco.....venerdi 23 marzo, all'ufficio postale mi dicono che di sabato non consegnano, nooooo!!! La scadenza per le consegne è proprio sabato 24 marzo....... per fortuna c'è chi mi rassicura, sono in tempo!!!

Il 6 aprile per la città de L'Aquila è un giorno di tristezza....tre anni fa, nel 2009, un sisma ha devastato la città e i centri limitrofi, causando morti, feriti e disorientamento per chi è rimasto. Ma adesso questa data vuole diventare un simbolo di rinascita, gli abitanti aquilani vogliono farsi sentire affinchè non ci si dimentichi dell'accaduto. Troppo in fretta si accantonano gli eventi, e chi è lontano a volte non ha le idee ben chiare su quale tipo di situazione si viva in una città post-terremotata.
L'associazione culturale aquilana Animaimmersa ha promosso un'iniziativa curiosa: "tappezzare" letteralmente  una superficie di 100 metri quadri all'interno della città con "pezze" di solidarietà, quadrati colorati lavorati ai ferri o all'uncinetto uniti insieme, come tante mani. Lo scopo è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica, c'è ancora tanto da fare....

Una valanga di adesioni ha sommerso le ragazze dell'Associazione, forse nemmeno loro si aspettavano una tale risposta. Tante donne, di tutte le età hanno dimostrato una forza e una generosità incredibile!!!
Io mi sono messa a riflettere, non potevo rimanere insensibile a una richiesta simile, e allora, nei ritagli di tempo, ho preparato alcune pezze....non sono bravissima in tali lavori, ma penso che non abbia tanta importanza la precisione, quanto la partecipazione.
E allora forza, andiamo verso il 6 Aprile 2012 con energia, solidarietà e grinta!
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11 minuti…

Oggi all’ora di pranzo mentre aspettavo che si cuocessero gli spaghetti per un bel piatto di pasta alla bottarga, ho fatto qualche scatto veloce in giardino.
Prima di tutto la protagonista che si trova davanti all’ingresso della cucina, la Clematis armandi nel pieno della sua fioritura.
una cascata  profumatissima di fiori bianco avorio
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il suo profumo arriva da per tutto e in alcuni momenti della giornata è così forte da essere quasi nauseante, ma è ugualmente bellissimo!
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il susino fiorito con ape beccata in volo mentre bottinava,
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il susino intero, si vede anche una parte dello pseudo giardino dove la fa da padrone la gramigna mia adorata :-D
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Un pellegrino che si crogiolava al flebile sole annuvolato.
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Piccolo e strano narciso che comprai al lidl, è veramente particolare, è tutto l’opposto dei normali narcisi. in preparazione ci sono altri boccioli, chi sa come sarà tutto l’insieme.
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Erodium trifolium, questa foto l’ho fatta qualche giorno fa, ma la volevo mettere lo stesso per far vedere la perfezione delle venature dei petali. Malgrado l’apparenza, è un fiore di pochissimi centimetri, 3 cm al massimo.
gli undici minuti per cuocere gli spaghetti sono volati e corro a scolare la pasta! (giusto in tempo perchè stavano per scuocere –.- )
spaghetti alla bottarga
Buon appetito! (anche se è ora di cena)
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Risvegli di primavera a ‘La Pietra Rossa’ - by tyziana

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Domenica, in un bel  pomeriggio di inizio primavera,  io e Delia  siamo  tornate  a  “La Pietra Rossa”, o meglio, il ‘Giardino Perfetto’ di  Maurizio Usai,  di cui vi ho raccontato l’anno scorso in alcuni post  del mese di maggio.
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….e mi tuffo in un’onda bianca! - by tyziana

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Sono talmente tanti  I fiori  che non vi posso spiegare  se non con le foto, la bellezza e la luminosità della spettacolare  fioritura della mia Clematis Armandii.
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La aspettavo con impazienza, le ho persino comprato un bell’archetto su cui potersi arrampicare, ma è cresciuta talmente tanto che l’abbiamo dovuta  “accompagnare”,  con dei fili di nylon trasparente  in modo che non si vedesse,   anche sulla facciata della casa.

E ci ha ripagati con una fioritura incredibilmente bella!!  Non vi so descrivere la gioia e la soddisfazione che mi dà vederla così fiorita in questi giorni!
Questa è la visione che mi accoglie  quando apro la finestra la mattina
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Mi accoglie con  un profumo inebriante ed intenso ed un bagliore quasi accecante!
Ricordate il post dell’anno scorso?  Pensate, questa Clematis  stava per essere cestinata dal vivaista, che l’aveva data per morta perchè aveva un aspetto un pò sofferente, ma poi me l’aveva regalata chiedendomi di salvarla. Che dite, ci sono riuscita? Winking smile
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Non smetterei mai di fotografarla,  da tutte le angolazioni è  sempre affascinante
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Persino in controluce da sotto l’archetto ha il suo fascino
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Eh sì, è proprio una gran bella soddisfazione!
Buona domenica a tutti!!  Winking smile
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Il parco di Miramare, a Trieste - by Dodi

Salve, ecco la seconda parte del Castello di Miramare di Trieste, riguardante il suo parco. Se volete rinfrescarvi la memoria circa le origini di questa bellezza, vi riporto il link http://furigheddagardening.blogspot.com/2012/01/miramare-di-trieste-ovvero-una-nuova-e.html
Dopo aver raccontato qualcosa della storia del suo creatore – Massimiliano d’Asburgo – vorrei parlarvi ora del parco che circonda il castello. D’altra parte era importante conoscere un po’ Massimiliano, perchè non fu un proprietario che commissionò ad altri il parco, limitandosi a goderlo, ma fu sua l’ideazione, le scelte di come strutturarlo e di che cosa impiantare. Addirittura portò personalmente dai suoi viaggi intorno al mondo alcune essenze e piantò gli alberi con le proprie mani. Anche quando andò in Messico continuò a occuparsi del parco, mandando precise istruzioni, semi e piante al suo giardiniere - Anton Jelinek - che a sua volta gli scriveva rapporti dettagliati. Ma andiamo un po’ in giro a conoscerlo.

Il parco si presenta come un’ampia collina verde che contrasta adesso con la spoglia vegetazione circostante. Ciò grazie ad un ampio uso di sempreverdi che assicurano fresca ombra in estate e verde anche d’inverno.

Il parco è strutturato grosso modo in tre zone. La parte verso il mare è dominata dalle piante tipiche della macchia mediterranea: leccio (quercus ilex), alloro (laurus nobilis), pino d'Aleppo, cipresso, viburnus tinus, corbezzolo (arbutus unedo), terebinto (pistacia terebintus), fillirea, specie che sembrano del tutto spontanee e fanno pensare che siano l’originaria vegetazione della zona.
In realtà anche questa è una creazione di Massimiliano. Lui si era trovato davanti un promontorio roccioso, dove cresceva qualche stentato alberello, non molto diverso da questo che ho fotografato nelle vicinanze.
La sua idea era di creare un parco ‘naturale’ all’inglese, con corsi d’acqua e laghetti (necessariamente artificiali perchè la roccia carsica è priva di corsi d’acqua), sentieri tortuosi e rocce affioranti. Per fare questo però dovettero essere rimosse tonnellate e tonellate di pietre, fatte saltare con la dinamite. Al loro posto vennero messe vagonate di terra, fatta arrivare con la ferrovia dall’Austria (all’interno del parco c’è anche una stazione ferroviaria. Era da lì che Massimiliano e Carlotta potevano raggiungere Vienna).
L’intenzione di Massimiliano era di creare un giardino mediterraneo; per questo aveva fatto acquistare nei vivai del Veneto e dell’impero migliaia piante da mettere a dimora a Miramare; inoltre aveva fatto piantare anche aranci e limoni.
Purtroppo, nonostante l’affaccio sul mare, il clima – soprattutto d’inverno - non si dimostrò favorevole. Così scriveva il giardiniere nel febbraio 1860: “La bora continua ad infuriare quasi ininterrottamente, rendendo indispensabile un continuo annaffiamento dei vegetali piantati all’aperto. Il persistente gelicidio ha danneggiato molte piante e soprattutto gli aranci: l’acqua di mare sospinta contro di essi dalla bora li spoglia delle fronde ed i germogli terminali sono gelati”. Sembra di leggere quello che è accaduto qualche settimana fa!




Foto 3 e 4 Corbezzolo (arbutus unedo). Ne furono piantati circa 4.000 esemplari. Oggi ce ne sono circa 100, di cui solo 7-8 risalgono sicuramente alla fondazione del parco







Molte delle specie mediterranee soccombettero. Alcune furono ripiantate, di altre fu abbandonata la coltivazione, come nel caso degli agrumi. Anche dei più di 1.100 arbusti di mirto messi a dimora, non è rimasto nessuno. Altre piante invece si sono adattate e prosperano tuttora, contribuendo a dare quell’aria ‘esoticamente’ mediterranea, come la desiderava un uomo che veniva dal nord.

La seconda parte, che si trova davanti al padiglione del caffè, è il Parterre, un giardino all’italiana, ornato di vasi, colonne e statue classiche, che digrada con scalinate fino al mare. D’estate, quando fioriscono le annuali piantate nelle aiuole disegnate dal bosso, quest’area si trasforma in un arazzo vivacemente colorato.
Alle sue spalle si estende un amplissimo parco ‘all’inglese’, dominato da conifere e alberi ad alto fusto, percorso da sentieri, rigorosamente mai in linea retta e da scalette che permettono di superare i dislivelli, anche notevoli, tra una parte e l’altra. Nei punti culminanti sono collocati gazebo dalla trama delicata, concepiti come punti di sosta per contemplare gli scorci sul mare e la costa.
Nell’intrico della vegetazione si aprono talvolta delle radure dove il punto focale è costituito da suggestivi laghetti
Nelle zone più impervie sono stati create grotte e delle gallerie artificiali, ma dall’apparenza naturale. Qui giocare a nascondino è una vera pacchia per i bimbi!
C’è anche il laghetto dei cigni (quest'inverno eccezionalmente ghiacciato!)
le cui acque formano un ruscello che scorre contornato da vegetazione ‘esotica’ come le palme di S. Pietro, ormai naturalizzate, sequoie, ginko biloba, araucarie.
Tutta questa parte – nella visione di Massimiliano – non rispondeva solo ad uno scopo ricreativo, ma anche ad uno scientifico. Era concepita infatti come stazione in cui sperimentare l’acclimatamento di diverse specie arboree, molte delle quali raccolte da Massimiliano durante i suoi viaggi o fatte inviare da suoi corrispondenti in paesi lontani.
Sono cedri del Libano (cedrus libani), dell’Himalaia (c. deodara), dell’Atlante (c. atlantica), sequoie (sequoia sempervirens e sequoiadendrum giganteum); cipressi del Messico e della California; ginepri; pini.
                     Pinus sabiniana o di Douglas, originario dei monti della California

Si tratta di piante che oggi ci sembrano comuni, perchè si trovano in tanti giardini e in gran parte dei parchi. Ma non era così 150 anni fa e le relazioni stilate dal giardiniere ci fanno capire con quanta apprensione venivano aperte le casse contenenti semi, talee, bulbi sbarcate dalle navi, dopo lunghi viaggi, e quanto poco materiale si potesse utilizzare.
Venne qui sperimentata per la prima volta anche la resistenza di piante meno esotiche - come diverse varietà di pino e di abete - alle dure condizioni ambientali del Carso. All'epoca tutto il retroterra di Trieste era una immensa pietraia, quasi del tutto priva di vegetazione. Nei secoli precedenti gli alberi erano stati abbattuti per utilizzarne il legno e non ne ricrescevano altri a causa del pascolo degli animali e dell'infierire della bora . I forestali austriaci volevano provare le varietà arboricole che si adattavano meglio a sopravvivere in tale situazione limite: praticamente senza terra, con caldo e mancanza d'acqua d'estate, sotto la sferza di un vento potente e gelido d'inverno.
Le varie specie di abete non ressero. Un po'meglio andarono le cose con i pini, in particolare il pino nero d'Austria (pinus austriaca), che si dimostrò "la specie più resistente e frugale e pertanto la più raccomandabile. A Miramar una formazione di dodici anni tollera egregiamente la bora nel suo punto più esposto, dimostrando un rapido sviluppo", scriveva nel 1877 il responsabile del parco. Difatti il pino nero fu scelto quale specie da impiantare nella vastissima opera di rimboschimento del Carso intrapresa negli ultimi decenni dell'Ottocento. E ancora adesso, ormai naturalizzato, continua a svolgere la sua funzione di frangivento e primo colonizzatore delle pietraie.
Immerse nel verde del parco ci sono graziose casette, nate come dimore dei giardinieri e custodi del parco. E vi confesso che uno dei miei sogni, fin da bambina, è stato quello di poter abitare in una di queste casette e potermi godere completamente il parco, soprattutto neglio orari in cui gli ospiti umani se ne vanno e torna ad essere dimora soltanto di animali e piante.

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