Boccioli di eterna primavera: Lang Shining a Firenze–by Josie

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Lang Shining amava dipingere la natura e lo faceva presso le corti imperiali della Cina.

Era il XVIII secolo e lui era così bravo che l’imperatore gli aveva adibito un intero padiglione del Palazzo.

Sapeva cogliere in modo così vero ciò che ritraeva, che pareva dovesse staccarsi da un momento all’altro dalla seta su cui era dipinto.

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I fiori riuniti in eleganti composizioni, qui con un significato beneaugurale: graminacee, fior di loto, peonie.

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Lang Shining usava una tecnica innovativa rispetto alla pittura di corte tradizionale: dava profondità con il chiaro-scuro, introduceva la prospettiva, adoperava molto bene il bianco per rendere la luce.

Ma lui aveva un trucco: era italiano.

Lang Shining era il nome che il religioso gesuita Giuseppe Castiglione si scelse durante i 51 anni trascorsi ad incantare gli Imperatori cinesi con la sua arte.

Ha saputo unire l’arte d’Oriente e d’Occidente, il messaggio che ha dipinto sulla delicatezza delle sete è pieno di forza: l’incontro con l’altro, con il diverso porta un valore ad entrambi.

Nella lingua dell’altro è una piccola e meravigliosa mostra, gratuita tra l’altro, ancora in corso alla chiesa Santa Croce di Firenze.

Vi lascio con un piccolo assaggio delle sedici tavole tratte da “Boccioli di eterna primavera”, dove fiori e uccellini raccontano di un animo che seppe conoscere e rappresentare così bene la natura.

Perchè seppe amarla.

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