Margaret Mee: in canoa per dipingere la flora dell’Amazzonia–by Josie

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La piccola Margaret Mee, o Peggy come la chiamavano le due sorelle e il fratello, ogni giorno attraversava la campagna inglese per andare a scuola a piedi. Aveva modo così, tra le chiacchiere di bambini, di osservare la natura da vicino.
Grazie all’influenza della zia pittrice che aveva studiato presso una scuola fondata da una delle prime femministe inglesi,(immaginate, in un momento storico in cui alle ragazze era concesso di fare.. più o meno niente!), da ragazzina tredicenne, Margaret andava a curiosare fra i libri della biblioteca della scuola, dove, invece dei testi classici, si appassionava ai racconti di Charles Kingsley. Lui le aveva fatto scoprire il nome di un luogo magico: l’Amazzonia.
La sua fantasia, già birichina per conto proprio, prendeva poi il volo dalle ginocchia del nonno, da cui ascoltava i numerosi racconti di viaggio in giro per il mondo.
Un’altra voce, quella del padre, le insegnava i nomi delle piente spontanee che lui conosceva bene.
Margaret crebbe fra questo spirito di avventura e sete di conoscenza, che la portarono, con la prima guerra mondiale sino in Germania per vedere di persona cosa stesse accadendo.. ne rimase inorridita. Dovette infine scappare per il rischio di essere catturata, avendo amici ebrei.
Visse poi qualche anno in Francia con la madre. Dopo la guerra tornò a Londra, dove di giorno lavorava in uno studio e la sera e nei fine settimana frequentava la St. Martin’s School of Art. La sua voce interiore iniziava a fare capolino. Passa poi alla Camberwell School of Art dove incontra un formidabile insegnante che la sprona a focalizzarsi sui dettagli realistici e sulle proporzioni fra le forme e gli spazi vuoti.
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Margaret migliora così le sue capacità espressive, la mano che può dar voce alla sua passione si fa più abile.. e nel fondo della sua mente, immagino affiorare la stessa parola che l’aveva colpita da ragazzina.. Amazzonia.. Amazzonia..
Il salto verso il Brasile avviene grazie alla sorella che era andata a vivere a Sao Paulo col marito. Margaret riceve un biglietto per andare a trovarla e senza pensarci due volte parte immediatamente, seguita poi un paio di mesi dopo dal suo compagno Greville.
Inizialmente l’intenzione era di restare in Brasile tre o quattro anni.
Invece, ci rimasero tutta la vita.
Nei fine settimana, la piccola inglese ormai donna, arrivata nel tripudio della vegetazione tropicale, partiva da casa per lunghe passeggiate nei parchi e nelle foreste.
Margaret, meravigliata dalla scoperta di piante e fiori dalle forme tanto particolari,  prende a disegnarle e dipingerle, divenendo presto conosciuta come pittrice botanica. Usa la tecnica della gouache, un acquarello opaco che aveva appreso alla Camberwell School.
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A 47 anni il richiamo dell’Amazzonia diviene così potente che lei non può più ignorarlo: decide di esplorarla finalmente, avanzando con la canoa lungo il Rio delle Amazzoni. Prima di partire si prepara accuratamente, studiando le carte che all’epoca erano ancora confuse, l’Amazzonia era un mondo nuovo, inesplorato.
Parte col suo set da disegno in spalla, con un fucile, con tutto il suo coraggio e la determinazione di raccogliere la testimonianza di un ecosistema che allora, siamo negli anni ‘60, iniziava già ad essere minacciato.
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Farà 15 viaggi in Amazzonia, sempre spinta dal desiderio di ritrarre la flora meravigliosa, per farla conoscere, perchè attraverso la conoscenza arriva l’amore, può attecchire il rispetto. 
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All’età di 78 anni, Margaret, ancora ragazza avventurosa nel suo cuore,  realizza un sogno: dipingere quello che è chiamato il Moonflower, un tipo di cactus il cui fiore si schiude e appassisce tutto in una sola notte.
Che emozione, che onore, dev’essere stato per lei riuscire a cogliere un momento così pieno di incanto, già cosciente com’era dello strazio che stava iniziando e che è in corso ancora oggi.
E ancora oggi infatti reputo il suo lavoro più che mai necessario: una stupefacente testimonianza della Bellezza dell’Amazzonia, un tesoro da preservare e proteggere, arrivato fino a noi grazie alla caparbietà e alla passione di una donna straordinaria.
Grazie Peggy.
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foto di Sue Butler-Cole

“I know my death will not be the end of my work. Wherever I go I will try to influence those who are destroying our planet, so the Earth will have a chance to survive”

(Margaret Mee in Brasil, 1988)


Qui un video suggestivo, saliamo in canoa con lei..
(le immagini di questo articolo sono tratte da Nonesuch Expeditions )

2 commenti

  1. Bonjour Josie ah je connais pour avoir vu des documentaire sur Margaret Mee je suis en admiration devant cette merveilleuse dame merci de me la remettre en mémoire .
    Emmanuelle

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  2. Merci Emmanuelle, c'est touchant lire l'aventure de sa vie!
    Bisous..

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